edizione 2018

Vento Muto / Manuela Meloni

Domusnovas, Sardegna, 2018. Un comune del Sud Sardegna di circa 6000 abitanti. Conosciuto per gli aspetti ambientali e naturalistici, protagoniste le grotte, e le rocce che negli ultimi 20 anni hanno attratto un turismo sostenibile costituito da appassionati di arrampicata e trekking. Il paesaggio non è il solo protagonista di questo territorio, l’economia mineraria ha segnato e dettato l’economia e i limiti di tutta la zona. Quasi cinquanta siti assorbirono la tradizionale forza lavoro dell’area, fatta di agricoltori e pastori. Circa diecimila persone lavoravano tra miniera e cave. Il capoluogo di provincia, Carbonia, fu fondato negli anni del ventennio fascista proprio per ospitare chi avrebbe lavorato nelle miniere di carbone da cui prende il nome. Il declino cominciò nel dopoguerra per la la diminuzione dei prezzi dei metalli estratti e degli alti costi di produzione. Le miniere sostituite dalla grande industria, quella chimica e metallurgica, ma anche queste sono andate in crisi durante gli anni Novanta e Duemila tra fallimenti e delocalizzazioni. Il risultato è un vuoto occupazionale che, accentuato dalla crisi economica mondiale cominciata nel 2007, ha fatto della provincia del Sud Sardegna una delle più povere d’Italia. Negli anni ’70 in questa zona si è instaurata la società Sarda Esplosivi Industriali, si fabbricavano esplosivi per uso civile, fino alla sua riconversione per usi militari, nei primi anni ‘90, gli anni della grande crisi e della chiusura delle miniere. La Sarda Esplosivi fu acquistata da un azienda tedesca l’RWM, Da lì in poi sono nate le prime polemiche territoriali, socio-economiche ma anche etico-morale sul ruolo dell’azienda nella vendita di bombe e commercializzazione di mine e altri esplosivi rinvenuti nella guerra dello Yemen a danno dei civili. Circa 300 persone lavorano all’interno di questa azienda, di cui la maggior parte abitante di Domusnovas. Un luogo inaccessibile, collocato su una collinetta e collegato solo con una vecchia strada provinciale nella quale non è possibile passare inosservati nel percorrerla poiché telecamere e guardie tengono tutto sotto controllo. L’accesso del perimetro è dato solo alle persone che lavorano all’interno della fabbrica o ai pastori che confinano con quel territori. Tutto gira intorno a un tacito accordo di convivenza, un ricatto morale a cui siamo abituati e legati culturalmente. Il risultato e quello di vivere un territorio diviso in due, da una parte i cittadini che proteggono il loro lavoro a qualsiasi costo e da un’altra i cittadini che pensano a un futuro ecosostenibile ma anche eticamente adeguato per i propri figli e nipoti. Una storia tristemente conosciuta, quella della grande bellezza del luogo che si contrappone alla libertà del poterlo vivere. Ne fa da protagonista la paura di ribellarsi a un futuro dove la nostra Isola ha già dei precedenti in cui ha vissuto un epilogo di abbandono e sfruttamento. Ho voluto raccontare il territorio, tra sviluppo economico e paura, paesaggio e bellezza, libertà e limite territorile perché quella zona non è solo Domusnovas, ma riassume le dinamiche di sempre dei nostri limiti socio-culturali che portano a credere più in una politica territoriale di sfruttamento che nella libertà del vivere il nostro territorio con le proprie risorse.


Profilo autore
Nata a Cagliari nel 1985 è una fotografa freelance. Si interessa alla fotografia sociale e ambientale, con progetti a lungo termine lavorando sul territorio nazionale. Nel 2011 laurea presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e proseguito all’ISFCI di Roma conseguendo un Master in fotogiornalismo. Ha esposto per il MAN di Nuoro e diversi festivan nazionali. Collabora con l’agenzia Contrasto. Ha pubblicato in Racconto Onesto di Goffredo Fofi per Contrasto Books.


riferimenti
sito web / www.cargocollective.com/manuelameloni
copyright / Manuela Meloni, tutti i diritti riservati


Selezione di immagini dalla mostra

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